Certificazioni:
ISO 9001, ISO 14001, OHSAS 18001


  REA Dalmine SpA ha ottenuto nel corso del 2004 e 2005 le certificazioni sulla qualità, l'ambiente e la sicurezza.
REA Dalmine SpA considera elemento strategico il miglioramento dei propri processi lavorativi, delle prestazioni ambientali e dei fattori di sicurezza che interessano il sito produttivo del termovalorizzatore di  Dalmine.
Per conseguire il mantenimento di questi obiettivi REA Dalmine ha identificato come elementi fondamentali:
  • il proprio impegno alla qualità dei processi produttivi
  • il pieno rispetto delle prescrizioni legali sia in campo ambientale che in quello della salute e della sicurezza
  • la prevenzione costante dell'inquinamento e il miglioramento delle proprie prestazioni ambientali
  • la corretta gestione dei fattori aventi influenza sulla salute e sulla sicurezza



Carlo Valsecchi: un libro per comunicare l'impegno di REA per la sostenibilità.   # 0148 Dalmine, IT. 2002 Nascita di un termovalorizzatore, edito da Skira per conto di REA, presenta un progetto artistico che ha accompagnato la realizzazione del termovalorizzatore in ogni sua fase. Carlo Valsecchi, artista fotografo tra i più interessanti e innovativi della scena nazionale, interpreta la complessità dell'industria e del mondo delle macchine, producendo opere fotografiche che non documentano gli oggetti, ma producono un senso quasi metafisico dell'immagine attraverso una ricerca radicale e sperimentale sulla luce e sullo spazio. Valsecchi ha esposto i suoi lavori in numerose mostre in Italia e all'estero (Biennale di Architettura e Fondazione Peggy Guggenheim, Venezia; Istituto Italiano di Cultura, New York;, Galerie 213, Parigi; Studio Casoli, Milano; Chapelle du Rham, Lussemburgo).



Dalla rivista L’informatore del recupero news

Meno rifiuti più energia

I termovalorizzatori

 

Marzo 2005: In Italia il sistema dello smaltimento dei rifiuti è stato dominato fino a qualche anno fa dalle discariche, comunque in esse ancora ai nostri giorni vengono smaltiti circa il 70% dei rifiuti.
Le discariche hanno però un tempo di vita che è de­terminato dalla capienza ed una post gestione che dura molti anni, quindi il loro impatto ambientale è notevole. La nascita e lo sviluppo della termovalo­rizzazione oggi non può prescindere dalla raccolta differenziata. Eppure un grande passo avanti rispetto alle discariche si può e si dove compiere. In Europa, anche se la discarica resta ancora una opzione rilevan­te, la termovalorizzazione per paesi come la Danimar­ca, l’Olanda e la Svizzera è pari al 10-15% del totale del rifiuti smaltiti. In Ger­mania, Svezia, Austria o Francia la termovalorizzazione raggiunge quote rilevanti di trattamento dei rifiuti al pari di importanti percentuali di riciclaggio e compostaggio, a dimostrazione del fatto che questi sistemi possono coesistere. In Europa sono attivi circa 300 impianti di incenerimento. Certo alla base di una più corretta gestione am­bientale deve sicuramente collocarsi la minor produzione di rifiuti, o comunque la progettazione di prodotti facilmente riciclabili, però non sì può prescindere dalla collocazione ultima di qualsiasi bene. Da un censimento di Federambiente si sono identificati in Italia 63 impianti di cui solo 40 funzionanti ma solo pochi adibiti a produzione di energia, si stima che la produzione di energia elettrica possa aggirarsi intorno ai 200-300 Kwh/tonn. Il percorso è quindi ancora lungo per raggiungere una media eu­ropea abbastanza elevata, non solo è necessario comunque intervenire sulle strutture più obsolete per adeguarle mentre per le nuove è indispensabile valutare attentamente tecno­logie adottate per tutelare la salute pubblica e preservare l’ambiente.
Attualmente le tecnologie di incenerimento sono co­stituite da: forni a griglia, a tamburo rotante, a letto fluido, sistemi di pirolisi e gassificazione e sistemi al plasma. L’incenerimento consiste nello smaltimento di rifiuti finalizzato alla distruzione di tutte le frazioni combustibili con una riduzione finale sia della massa che del volume. La co-combustione invece è finalizzato alla produzione di energia termica o elettrica tramite l’impiego di com­bustibili fossili.
Il forno a griglia mobile rappresenta oggi la soluzione più consolidata nella termovalorizzazione di RSU con recupero energetico. Il rifiuto viene immesso mediante tramoggia nella parte più alta della griglia e viene spinto verso i gradini inferiori della griglia. L’aria di combustione viene introdotta dalla porte inferiore della griglia e nella camera di combustione. Gli impianti di questo tipo possono produrre per ogni tonnellata di rifiuti 450KWh di energia elettrica. Le sostanze tossiche che si formano all’interno del combustore vengono distrutte durante il processo al 99,9 %. I fumi prodotti entrano nella caldaia dove cedono il proprio calore trasformando l’acqua in vapore.
All’uscita della caldaia i fumi che si sono raffreddati vengono immessi in un circuito di depurazione che consente la separazione e captazione delle diverse sostanze inquinanti.
Dalla combustione dei rifiuti restano delle scorie e delle ceneri. Le scorie se oppor­tunamente rese inerti ven­gono utilizzate in alcuni Paesi come materiale da costruzione, altrimenti vengono trasformate in discarica. Si può quindi affermare che il modello di inceneritore preso in considerazione oltre che ridurre la qualità di rifiuti in massa e volume produce una certa quantità di energia che può essere ri-immessa sul mercato. La più grande critica mossa ai termovalorizzatori è quella dell’inquinamento dell’aria, prevalentemente mediante la fuoriuscita di sostanze tossiche come ad esempio la diossina. Però prendendo in esame alcune tecnologie già ampiamente utilizzate e monitorate si può verificare quanto le emissioni in atmosfera siano  assolutamente insignificanti.
Le prestazioni ambientali del termovalorizzatore ITR NOY della REA di Dalmine (BG), ha un particolare trattamento dei fumi, completamente a secco e basato sull’impiego di chemicals che possono essere recupe­rati. Il sistema di trattamento dei fumi avviene in 5 fasi successive:
1.elettrofiltro a 3 campi con sistemi di alimentazione ad alta tensione indipen­denti, per la separazione delle ceneri volanti; 2. reattore con iniezione di bicarbonato di sodio per l’abbattimento degli acidi ed il parziale abbattimento degli NOX; 3. reattore con iniezione di carboni attivi per l’abbattimento delle diossine e dei metalli pesanti; 4. filtro a maniche, per la separazione dei residui finali, essenzialmente costituiti dai sali di reazione e dai carboni attivi; 5. reattore Catalitico Selettivo (SCR), con iniezione di una soluzione ammoniacale per l’abbattimento finale degli NOX. In questo reattore si realizzano contemporaneamente anche l’ultimo stadio di abbattimento delle diossine dei furani e dei  PCB. Questo per dimostrare che costruire impianti che non siano dannosi per l’uomo ma sicuramente utili per risolvere un problema come quello dello smaltimento dei rifiuti è possibile. Certo sono indispensabili importanti investimenti nella ricerca costante delle migliori tecnologie che siano a supporto della migliore qualità ed efficienza di questi impianti.





Da Il Secolo XIX

di Stelio Munari professore emerito di chimica industriale

 

CARO BEPPE GRILLO, SULL’INCENERITORE IL DISINFORMATO E’ LEI

Genova, 27/06/2006

Essere chiamato, da tecnico, a rispondere a valutazioni tutt’altro che tecniche sull’inceneritore che dovrebbe essere realizzato a Genova è sicuramente molto difficile. E’ difficile in quanto spiegare semplicemente cose complicate è un compito ingrato che non può essere certamente svolto in poche righe. Difficile anche perchè la capacità mediatica di Beppe Grillo è sicuramente maggiore della mia. Mi limiterò pertanto a toccare alcuni dei punti salienti dell’intervento di Grillo, ieri su Secolo XIX, cercando, per quanto possibile, di non essere pedante né noioso. In prima battuta mi sia concesso rilevare che, benché io abbia qualche anno in più di Grillo, le posizioni da “vecchio rintronato ultrasettantenne” mi paiono proprio le sue. Riconosco del mugugno tipico del “vecchio”, l’incapacità di discernere tra mito e realtà, tra il sentito dire e i fatti reali. Insomma l’impossibilità di convivere con un mondo, e delle necessità, che sono in lenta ma continua evoluzione.
Il problema della gestione dei rifiuti non è nuovo. Uno dei motivi che ha permesso a Roma di diventare, più di duemila anni fa, il centro del mondo, è stato quello della corretta gestione di rifiuti che, ai tempi, erano sostanzialmente costituiti dalle deiezioni (la “merda” tanto cara a Grillo).
L’aumento della popolazione nel mondo e la necessità di convivere in spazi sempre più ristretti, e la prospettiva che entrambe le cose vadano sempre a peggiorare, obbligano a gestire in maniera oculata risorse e residui. E per fare questo non basta semplicemente dire “no” a tutto. Sicuramente una proposta interessante, per ridurre il quantitativo di rifiuti umidi in circolazione, potrebbe essere ripreso dai nostri avi: l’autorità potrebbe obbligare ogni condominio a tenere almeno un maiale, da alimentare con gli scarti della mensa (facendo attenzione di separare plastica, metalli, vetri e ceramica dall’alimento).In questa maniera otterremmo meno camion di spazzatura in giro (quindi meno inquinamento), e allo stesso tempo qualcosa da mettere sotto i denti nelle riunioni condominiali (risolto il problema della suddivisione del maiale). Chiaramente questa soluzione presenta alcuni piccoli problemi, ma almeno, a differenza delle affermazioni di Grillo, è alternativa e propositiva.
Concordo con Grillo sul fatto che una migliore gestione del ciclo dei prodotti-residui sia un obiettivo sacrosanto, e non smetterò mai di arrabbiarmi quando, al supermercato, mi accorgo che il costo dell’imballo spesso è superiore al valore della merce contenuta. Ma rimane il fatto che alla fine del ciclo vitale dei prodotti essi necessariamente diventano, rifiuti (o residui). Dimenticare questo vuol dire non aver capito che in natura, e non solo, si nasce, si vive e si muore.
La visione disneyana di Grillo per cui in “natura (il rifiuto) non esiste” è sicuramente infantile, con tutto il rispetto per i bambini, e contrasta con i fondamenti della termodinamica che – come ricorderanno tutti coloro che con la scienza hanno avuto a che fare almeno a scuola – dice che “l’entropia dell’universo aumenta sempre”. In altre parole, se con due uova posso fare una frittata (e ho come residuo dei gusci), da una frittata non posso rifare due uova.
La gestione dei gusci è quello che tocca fare per evirate che questi si accumulino fuori della finestra della nostra comune cucina, né si può chiedere alle galline di fare uova senza guscio, anche perché poi sarebbe molto difficile il loro trasporto.
Infatti le modalità di imballaggio, in natura e nella distribuzione dei beni, spesso privano dall’esigenza di garantire l’igiene del contenuto, e allo stesso tempo fare in modo che la “frittata” non si produca prima del tempo, perché se un uovo si rompe non si buttano via solo i gusci ma tutto l’uovo.
Parlando dell’inceneritore, che nella versione “moderna” si chiama, con termini politicamente corretto termovalorizzatore, esso permette di recuperare energia dai rifiuti, ridurre il volume dei residui (ceneri e materiali incombusti) nonché stabilizzare-sanitizzare quel coacervo di porcherie che è la “rumenta” non trattata.
Chiunque abbia visto una discarica di “rumenta”, dal Canada alle Filippine, sa di che cosa stiamo parlando: puzza, colaticci (il famigerato percolato) contaminazione dei terreni e delle falde. Senza andare così lontano, basta ricordare l’annosa e triste vicenda dalla discarica di Scarpino e del torrente Chiaravagna.
Una discarica di ceneri di inceneritore è invece 10 volte più piccola, o la sua durata è 10 volte più lunga. Non produce percolato né puzza e, quando realizzata secondo la buona tecnica, non pregiudica né aria, né acqua, né suolo.
Ma ritorniamo all’incenerimento dei rifiuti. E’ necessario rimarcare che Grillo ha detto una cosa inesatta quando ha affermato che l’inceneritore che sarà realizzato è una cosa tecnologicamente vecchia non producendo né energia né calore. Questo non è vero, ed è addirittura un obbligo di legge che tutti gli impianti di termovalorizzazione assicurino il recupero energetico.
In questo specifico impianto, per effetto della combustione dei rifiuti, verrà generata tanta energia da permettere di risparmiare l’equivalente di circa 70.000 tonnellate anno di petrolio, e con i tempi che corrono non mi pare poco.
La distribuzione di calore, a differenza di quanto avviene a Brescia o a Milano, è complessa in quanto, dopo 30 anni di balletti, l’unica localizzazione dell’impianto – per buona pace di tutti quelli che a Genova del mugugno hanno fatto un arte – è stata Scarpino, dove chiaramente non c’è nessuno che si può lamentare. Per converso, non è semplice fornire calore proprio a causa della distanza e del dislivello da eventuali utilizzatori.
Riguardo al presunto superamento (da parte di che cosa lo sa solo Grillo) della tecnologia di “termovalorizzazione” per lo smaltimento dei rifiuti, mi permetto di contraddire ancora il comico genovese: i Paesi più evoluti e più “verdi” quali Svezia, Danimarca, Germania hanno percentuali di rifiuti destinati all’incenerimento assai superiori a quelle del nostro Paese. Risulta, ad esempio, che la Germania, nel 2005, su 24 milioni di tonnellate di rifiuti da smaltire, ne ha incenerito circa 16 milioni, ovvero 2/3. E ancora che il ministero tedesco dell’Ambiente ritiene che, per il 2007 si avrà un incremento di 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti inceneriti nel Paese.
Riguardo poi al problema delle “nanoparticelle”, divenuto ultimamente assai di moda anche grazie a Grillo, voglio ricordare alcuni semplici concetti.
Sino dalla fine degli anni ’80 si è riconosciuto che gli effetti sulla salute derivanti dalla inalazione di particelle (polveri e aerosoli) a dimensione nanometriche (inferiori a 0,1 micrometri) sono influenzati dalle dimensioni degli stessi e che la tossicità dei materiali aumenta con il diminuire delle dimensioni delle particelle. Questo perché le nanoparticelle sono capaci di entrare nel flusso sanguigno attraverso gli alveoli polmonari e raggiungere anche zone del corpo remote dove possono fissarsi e recare danni. Quello che deve essere chiarito è che le nanoparticelle, come molti altri inquinanti, vengono generate in qualunque processo combustivo. Dal forno a legna al traffico veicolare (in particolare quello da motori diesel), dagli incendi boschivi ai processi industriali quali centrali termoelettriche, siderurgia, inceneritori ecc…
Nel caso particolare delle emissioni di nanoparticelle assume rilevanza l’esigenza o meno di impianti di abbattimento delle emissioni. Tant’è che l’Epa (Ente di protezione Ambientale americano) ha messo in evidenza che il contributo più importante alle emissioni di nanoparticelle negli Usa è stato dato dalla combustione del legno nei focolari domestici. E questo non certo per il quantitativo del combustibile adoperato, perché durante queste combustioni le emissioni non subiscono alcun trattamento, a differenza di quanto avviene negli impianti industriali che – chi più chi meno – hanno sistemi di abbattimento delle polveri.
A corollario si ricorda che, sempre dalla fonte Epa, si ricava che il contributo di nanoparticelle derivante dagli impianti di incenerimento rifiuti ha un peso di circa il 2% sul totale. Quindi, sebbene sia necessario porre attenzione al problema delle nanoparticelle, come degli inquinanti in genere, le affermazioni allarmistiche di Grillo non aggiungono niente di nuovo ai dati già noti sulla questione. Quanto è stato fatto da Grillo, forse involontariamente perché male informato, è pura semplice disinformazione e questo, per una comica legge del contrappasso, è proprio quello di cui Grillo accusa gli altri.





Dal L'Eco di Bergamo
del 9 Febbraio 2007
  FONTI RINNOVABILI
 
I rifiuti? Da problema a risorsa energetica. Colloquio con l’assessore provinciale all’Ambiente Alessandra Salvi. Le priorità nel nuovo Piano territoriale da varare: dalla raccolta differenziata allo smaltimento.

Oggi l’ambiente e le problematiche connesse sono sempre in primo piano. I rifiuti, in particolare, da problema possono diventare una risorsa. A questo proposito abbiamo sentito l’assessore provinciale all’Ambiente Alessandra Salvi.

Quali sono le priorità rispetto al comparto «rifiuti» che la Provincia attraverso il suo assessorato ha individuato?

Punta a stabilizzare e ridurre la produzione dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali, a incrementare la raccolta differenziata (sia sotto l’aspetto quantitativo che qualitativo), a incentivare il recupero di materia ed energia dai rifiuti e ridurre l’utilizzo della discarica.

Come intende raggiungere questi obiettivi?

Lo strumento attraverso cui raggiungere tali obiettivi è il redigendo Nuovo Piano Provinciale di gestione rifiuti che, per la prima volta, riguarderà oltre ai rifiuti urbani, anche i rifiuti speciali. In particolare il nuovo Piano conterrà: la stima della produzione dei rifiuti e dei flussi da avviare a recupero e smaltimento; gli obiettivi di contenimento della produzione dei rifiuti e di raccolta differenziata, gli obiettivi di recupero e di riduzione del conferimento in discarica; il censimento degli impianti esistenti e l’individuazione delle necessità impiantistiche di completamento, nonché l’individuazione dell’offerta di recupero e smaltimento da parte del sistema industriale per i rifiuti urbani e speciali. Il piano si occuperà anche della individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento e delle stime dei costi delle operazioni di recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali. Il piano sarà peraltro accompagnato da una Valutazione Ambientale.

Tenendo conto che il Piano provinciale di gestione rifiuti è in corso di predisposizione, quali valutazioni si possono fare riguardo alla gestione dei rifiuti finora attuata nella Bergamasca in questi ultimi 5 anni?

Il sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani che si è affermato in questi anni è in grado di soddisfare adeguatamente le esigenze provinciali e dispone di una potenzialità residua sufficiente a garantire anche funzioni di soccorso ad altre Province. La raccolta differenziata ha ormai raggiunto valori prossimi al 50% con avvio della frazione umida agli impianti di compostaggio e delle rimanenti frazioni (carta, vetro, plastica, metalli, ecc.) a consolidati e specifici canali di recupero. Il rimanente 50%, costituito dalla frazione residuale di rifiuti urbani indifferenziati, si ripartisce tra l’impianto ASM di Bergamo (circa il 30% della frazione) e l’impianto REA di Dalmine (circa il 70% della frazione). Si opera così la valorizzazione energetica dei rifiuti che non si prestano ad essere recuperati come materia.

Come valuta il ricorso alla termodistruzione quale forma di smaltimento dei rifiuti urbani?

La termodistruzione rappresenta la soluzione ottimale per lo smaltimento della frazione residuale indifferenziata dei rifiuti urbani non suscettibili di recupero come materia. Il ricorso all’inceneritore deve pertanto avvenire nel contesto di un sistema integrato che preveda anche altre opzioni impiantistiche, quali gli impianti di riciclo e compostaggio. Fatta questa premessa, nello specifico la termodistruzione consente di ridurre notevolmente la quantità dei rifiuti avviati a discarica le scorie di incenerimento rappresentano infatti meno del 20% del rifiuto avviato a termodistruzione. Anche le tariffe di smaltimento risultano competitive. Nel caso poi della realtà bergamasca ulteriori benefici sul piano tariffario sono stati conseguiti grazie all’azione svolta dalla Provincia di Bergamo sul fronte del contenimento dei costi di smaltimento delle scorie. Inoltre la convenzione siglata con REA permette alla Provincia di introitare fondi, da destinare ad interventi nel campo della tutela e riqualificazione ambientale, associati ai conferimenti di rifiuti urbani di provenienza extraprovinciale. La termodistruzione presenta infine la rilevante opportunità del recupero di calore e di energia da fonti rinnovabili, aspetto non secondario nel contesto delle attuali politiche volte alla riduzione dalla dipendenza energetica dai combustibili convenzionali.

E l’impatto ambientale?

Gli impianti di ultima generazione adottano tecnologie complesse in grado di offrire adeguate garanzie di sicurezza sia dal punto di vista del processo sia da quello del controllo e riduzione delle emissioni. Presentano inoltre apprezzabili performance di rendimento energetico e di trattamento degli inquinanti. Gli impianti, come anche quello di Dalmine, sono dotati di sistemi di monitoraggio in continuo sia a livello delle emissioni al camino che della ricaduta a terra, quest’ultima monitorata da apposite centraline per il controllo della qualità dell’aria dislocate sul territorio.

CON IL TERMOVALORIZZATORE DI NUOVA GENERAZIONE DAI RIFIUTI ECCO L’ENERGIA ELETTRICA «PULITA»

REA (Rifiuti, Energia, Ambiente) Dalmine gestice in Dalmine l’impianto ITR NOY 400 per la valorizzazione energetica dei rifiuti. Con un termovalorizzatore di ultima generazione utilizza la combustione per trasformare l’energia calorica della spazzatura in energia elettrica. In assoluta sicurezza per la salute ambientale e con un vantaggio economico per tutta la comunità. REA Dalmine nasce con autorizzazione nel 1998 e nel 1999 inizia il cantiere. Già nel settembre 2001 viene bruciato il primo chilogrammo di rifiuti per prova e a gennaio e febbraio 2002 l’impianto raggiunge le caratteristiche per le quali era stato autorizzato. Sempre nel 2002, ad aprile, ecco il collaudo autorizzato senza prescrizioni. Oggi l’attività è ottimizzata con oltre 8200 ore annue di produzione con garanzia assoluta per la cittadinanza. La REA Dalmine conta 40 addetti, serve oltre 200 Comuni in provincia di Bergamo, la media annua di rifiuti impiegati si aggira intorno alle 150 mila tonnellate; cede alla rete elettrica nazionale una media annua di 110 milioni di KW/h. Il bacino d’utenza va oltre i 600 mila abitanti e copre il fabbisogno energetico domestico annuale di oltre 120 mila persone. Con 1.25 kg di rifiuti si produce 1 KW di energia.

I VALORI DEGLI INQUINANTI NEI FUMI IN USCITA SONO LARGAMENTE INFERIORI AI RESTRITTIVI PARAMETRI UE

ELEMENTI                                  NORMATIVA            VALORI IMPIANTO          % INQUINANTI
RILEVATI                                    VIGENTE UE               IN ESERCIZIO          EMESSI RISPETTO
                                                     (2006/76/CE)           SU BASE ANNUA          ALLA NORMATIVA

HCI (Acido cloridrico)                              10                          0,25                                  - 97,50 %
HF (Acido Fluoridrico)                                1                          0,02                                  - 98,00 %
SO2 (Biossido di Zolfo)                          50                          0,45                                  - 99,10 %
CO (Monossido di Carbonio)                50                          4,65                                  - 90,70 %
NOx (Ossidi di azoto)                            200                        39                                       - 80,50 %
Polveri totali                                               10                          0,6                                    - 94,00 %
NH3 (Ammoniaca)                                   20                       0,9967                                - 95,02 %
Hg (Mercurio)                                         0,05                   < 0,00091                              - 98,18 %
Cd+TI (Cadmio + Tallio)                      0,05                    < 0,0029                               - 94,20 %
Zn (Zinco)                                                     5                    < 0,0017                               - 99,97 %
Metalli pesanti                                          0,5                    < 0,0126                               - 97,30 %
IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) 0,01                  < 0,00085                              - 91,05 %
PCB (Policlorobifenili)                            0,1                    < 0,0016                               - 98,40 %
Diossine+Furani                                     0,1                   < 0,00196                              - 98,00 %

Valori espressi in mg/Nm3. Per diossine e Furani i valori sono espressi in ng TEQ/Nm3

Fonte: Dati impianto REA Dalmine



dal sito Corriere Canadese.com

Articolo pubblicato il 29/03/2007

 

Inceneritori, la scommessa di McGuinty

«Sperimentare la nuova tecnologia»

Il premier dell'Ontario Dalton McGuinty chiede alla Provincia di assumere un ruolo di avanguardia nelle iniziative per risolvere il grosso problema delle immondizie ed include l'uso degli inceneritori nella lista delle possibili soluzioni.
Il premier ha avanzato questa ipotesi nonostante le critiche di alcune organizzazioni di ambientalisti che ritengono tale tecnologia costosa e pericolosa.
Al fine di facilitare l'uso, almeno a livello sperimentale di questa nuova tecnologia, il premier ha detto ieri che il suo governo autorizzerà le municipalità ad accelerare i tempi di attuazione di progetti pilota che prevedono l'uso di inceneritori. Al momento attuale, infatti, c'è un lungo iter burocratico da seguire per rispettare alcune norme ambientali imposte proprio dalla Provincia.
Parlando ieri a Queen's Park, il premier ha comunque garantito che tutta la normativa che regola le emissioni inquinanti ed i relativi limiti «verranno scrupolosamente rispettati».
McGuinty ha detto che è necessario sperimentare qualsiasi tecnologia utile a risolvere tale serio problema e soprattutto non perdere la possibilità di creare nuovi posti di lavoro attraverso gli investimenti di aziende europee di Germania, Svezia, Italia e Austria.
Sperimentare queste nuove tecnologie, ha detto il premier, darebbe alle municipalità più opzioni per affrontare e risolvere il problema dei rifiuti solidi urbani e industriali.
Di diverso avviso il critico per l'ambiente dell'Ndp Peter Tabuns, il quale ha detto che si tratta di una tecnologia molto costosa e che ci si dovrebbe invece concentrare sul riciclaggio, più che sugli inceneritori: «Quando si bruciano le immondizie - ha detto Tabuns - si crea il 33 percento in più di diossido di carbonio di quando si brucia il carbone». Ha aggiunto inoltre che il programma per l'ambiente delle Nazioni Unite rileva che il 60 percento della diossina proviene dall'incenerimento delle immondizie». Tabuns ha detto che «il premier è più interessato a risolvere a tutti i costi un problema più che a pensare alle conseguenze del cambiamento climatico».
Tale posizione è comunque contestata dai tecnici soprattutto europei che parlano di vantaggi ovvi e di rischi minimi.
Il riciclaggio, si precisa, non è sempre possibile e quindi solo in quei casi si passa agli inceneritori. Inoltre si sottolinea che gli inceneritori producono energia elettrica pulita che serve a soddisfare le necessità di tutti gli abitanti della zona. La riduzione dell'energia elettrica tradizionale, si precisa, porta vantaggi all'economia, all'ecologia ed anche ad un risparmio per gli abitanti della zona che otterrebbero energia elettrica a prezzi ridotti.
Il premier, da parte sua, ha detto ieri che il suo governo è consapevole delle preoccupazioni degli ambientalisti, ma nello stesso tempo è favorevole «ad andare avanti con esperimenti limitati e con regole precise. In queste condizioni tutto sarebbe più semplice e sicuro».
A questo proposito ha fatto l'esempio di un progetto-pilota già esistente nella zona di Ottawa dove dall'incenerimento dell'immondizia viene prodotto gas usato poi per creare energia pulita: «Questo gas - ha detto il premier - è risultato essere più pulito del gas naturale e quindi vi sono ovvi vantaggi per l'ambiente». In particolare vi sono meno emissioni inquinanti che provocano l'effetto serra e ritengo quindi necessario fare degli esperimenti simili in tutta la Provincia dell'Ontario».
McGuinty non ha voluto parlare nel dettaglio sulle emissioni che generano gli inceneritori sottolineando più volte che «tutte le regole previste in materia di inquinamento devono essere rispettate e quindi credo che sia il caso che si facciano degli esperimenti in questo settore».
Come è noto un gruppo di giornalisti canadesi si è recato recentemente in Italia per visitare alcuni inceneritori che si trovano in Lombardia. In particolare uno nella città di Dalmine che gestisce la distruzione dell'immondizia della città di Bergamo.
Tale inceneritore si trova a circa mezzo chilometro dal centro abitato, non emette alcun odore particolare e non sembrano esserci proteste da parte della popolazione che, tra l'altro, beneficia di prezzi notevolmente ridotti per l'uso dell'energia elettrica prodotta proprio dall'inceneritore che si trova nella loro zona.

(da l’Eco di Bergamo 12/04/2007)   RIFIUTI NON BERGAMASCHI LA PROVINCIA INCASSA

Accordo con la Rea: a via Tasso cinque euro ogni tonnellata
Le tariffe per i Comuni orobici sono inferiori a quelle del ’98

Dalmine I rifiuti sono anche una fonte economica non irrilevante. In particolare per il Comune di Dalmine, che sta ridefinendo i suoi accordi (anche monetari) con la società Rea spa proprietaria del termovalorizzatore, ma pure per la Provincia di Bergamo. A cinque anni dal collaudo del termovalorizzatore di Dalmine e a tre anni dall’approvazione della nuova legge regionale che garantisce la libera circolazione di rifiuti su tutto il territorio lombardo, via Tasso ha infatti siglato con Rea una nuova convenzione: la Provincia, in base all’accordo raggiunto negli ultimi mesi del 2006 con la società, incasserà circa 5 euro per ogni tonnellata di rifiuti smaltita a Dalmine e proveniente da Comuni non bergamaschi. Stando alle stime dell’anno scorso il termovalorizzatore della Rea ha bruciato 39.171 tonnellate di rifiuti non bergamaschi, che se venissero confermate nel 2007 rappresenterebbero per la Provincia un incasso di circa 200 mila euro.
UN IMPIANTO RISOLUTORE
L’Itr Noy 400 di Rea Spa (società del gruppo Green holding) è un inceneritore del quale tesse le lodi l’assessore provinciale Alessandra Salvi: «Negli anni ’90 il problema rifiuti aveva rischiato di travolgere anche la Bergamasca. Alcuni quantitativi bergamaschi erano addirittura stati spediti in Svizzera. Si trattava degli anni seguenti la chiusura di alcune importanti discariche e le difficoltà erano davvero molte, tanto che alcuni rifiuti si ammassavano anche lungo le strade. Il termovalorizzatore della Rea, che ha affiancato a partire dal 2001 quello della Bas, ha risolto molti problemi. Oggi si tratta dell’impianto di smaltimento di punta per il nostro territorio e due convenzioni tra la Provincia e la società hanno permesso di contenere la tariffa di smaltimento che i Comuni o le società municipalizzate pagano quando portano il carico di rifiuti all’inceneritore ». «Inoltre nel 2006 - prosegue l’assessore - abbiamo anche inquadrato al meglio la questione dei rifiuti che provengono da fuori provincia: la legge regionale 26 del 2003 garantisce infatti che, tramite accordi tra Province diverse, un impianto possa smaltire quantitativi non prodotti nel territorio di riferimento. In una nuova convenzione la Rea si è quindi impegnata a corrispondere a via Tasso proventi (definiti tecnicamente royalties, ndr) di circa 5 euro per ogni tonnellata non bergamasca smaltita nell’impianto di Dalmine». Tonnellate di rifiuti Complessivamente nel 2006 l’Itr Noy 400 ha bruciato 115.400 tonnellate di rifiuti solidi urbani (i sacchi di indifferenziata che i cittadini lasciano fuori casa) provenienti da ben 207 Comuni bergamaschi: tutti a parte Bergamo, 23 municipi dell’hinterland (che fanno riferimento all’impianto dell’Asm), quattro della Valle di Scalve e dieci dell’Alto Sebino (che bruciano nel termoutilizzatore di Brescia dell’Asm). Altri rifiuti sono invece arrivati da Varese (23.600 tonnellate), Sondrio (14.321) e Lecco (1.250) tramite accordi perfezionati già nel 2005: complessivamente 39.171 tonnellate di rifiuti non orobici provenienti da realtà che non possono vantare impianti in grado di garantire l’autosufficienza del ciclo dei rifiuti. Ed è su tale quantitativo che via Tasso ha voluto mettere le cose in chiaro, sottoscrivendo accordi con le altre Province e fissando una sorta di diritto economico che Rea dovrà erogare: 5 euro a tonnellata, che già dal 2007 dovrebbero assicurare alla Provincia di Bergamo un’entrata di 195.855 euro.
TARIFFE AI COMUNI
«Riteniamo opportuno – aggiunge l’assessore Salvi – che l’istituzione di riferimento per il ciclo dei rifiuti, cioè la Provincia, possa vedersi riconosciuta una quota da parte di Rea, che di fatto deriva dai maggiori introiti dovuti agli accordi con altre Province non autosufficienti. Abbiamo portato a termine questo accordo in un quadro molto positivo: quella di Bergamo, anche grazie a Rea, è una delle situazioni migliori in Lombardia, e non dimentichiamo che negli anni è stata anche ridotta la tariffa di smaltimento che i Comuni pagano all’impianto nel momento in cui conferiscono i loro rifiuti ». Nel 1998, la convenzione siglata con Rea da parte dell’allora Amministrazione provinciale leghista di Giovanni Cappelluzzo prevedeva un costo per i Comuni di 195 lire per ogni chilo di rifiuti smaltito: un prezzo che andava a incidere sulla tassa o la tariffa per la nettezza urbana che ogni cittadino pagava al proprio ente locale. «Nel 2001 – commenta il dirigente del settore Ambiente di via Tasso, Claudio Confalonieri – la nuova convenzione tra Provincia e Rea aveva abbassato la tariffa per i Comuni fino a 147,8 lire. Negli anni successivi quel valore è stato soggetto a un adeguamento a causa di due variabili: da un lato l’inflazione e dall’altro l’incidenza del costo di smaltimento delle ceneri e delle scorie che l’inceneritore espelle al termine del ciclo di termoutilizzazione. Attualmente la tariffa per i Comuni si è stabilizzata a 0,0816 euro, circa 158 lire per ogni chilo di rifiuti. Si è comunque mantenuta una netta diminuzione rispetto al costo previsto dalla prima convenzione del 1998». Dalla Rea spa, che in cinque anni ha di fatto «scalato» la Bergamasca siglando accordi con il 70 per cento delle realtà presenti sul territorio, non arrivano commenti. Solo una conferma della «massima collaborazione con l’istituzione di riferimento ». Armando Di Landro



VI FANNO CAPO 207 PAESI OROBICI

La REA SPA è una Società a capitale privato nata nel 1996 su iniziativa della NoyVallesina Engineering spa, del gruppo Radici. NoyVallesina è tuttora depositaria di tutte le competenze tecniche e delle soluzioni progettuali adottate per la realizzazione dell’inceneritore Itr Noy 400 di Dalmine, e nel 2001 è stata rilevata unitamente a Rea dal gruppo Green Holding, che vanta una lunga esperienza nel settore di trattamento dei rifiuti. L’impianto di Dalmine è stato realizzato nel 1998 con l’appoggio politico delle allora amministrazioni comunale e provinciale e con un’autorizzazione diretta della Regione. Nel 1999 si avviano i cantieri, nel settembre del 2001 Itr Noy 400 brucia il primo chilogrammo di rifiuti. Il ciclo di smaltimento funziona oggi per 8 mila e 200 ore all’anno (quasi 342 giorni senza interruzioni) e comporta la termovalorizzazione di circa 150 mila tonnellate di rifiuti. La Rea è diventata punto di riferimento per 207 Comuni bergamaschi, che pagano una tariffa di smaltimento di 0,0816 euro per ogni chilo di rifiuti bruciato. Ai 207 enti locali orobici si sono unite negli ultimi due anni diverse realtà delle province di Lecco, Sondrio e Varese. Ma REA è acronimo di Rifiuti energia e ambiente, e l’energia non manca: tramite la termodistruzione, infatti, la società produce circa 110 milioni di kilowatt ora elettrici ogni anno che vengono ceduti alla rete elettrica nazionale, corrispondenti al fabbisogno domestico medio di 120 mila persone.



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