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Certificazioni:
ISO 9001, ISO 14001, OHSAS 18001
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REA Dalmine SpA ha ottenuto nel corso del 2004
e 2005 le certificazioni sulla qualità, l'ambiente e la
sicurezza.
REA Dalmine SpA considera elemento strategico il miglioramento
dei
propri processi lavorativi, delle
prestazioni ambientali e dei fattori di sicurezza che interessano il
sito produttivo del termovalorizzatore di
Dalmine.
Per conseguire il mantenimento di questi obiettivi REA Dalmine ha
identificato come elementi fondamentali:
- il proprio impegno alla
qualità dei processi produttivi
- il pieno rispetto delle prescrizioni
legali sia in campo ambientale che in quello della salute e della
sicurezza
- la prevenzione costante dell'inquinamento
e il miglioramento delle proprie prestazioni ambientali
- la corretta gestione dei fattori aventi
influenza sulla salute e sulla sicurezza
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| Carlo
Valsecchi: un libro per comunicare l'impegno di REA per la
sostenibilità. |
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# 0148 Dalmine,
IT. 2002 Nascita di un termovalorizzatore, edito da Skira per conto di
REA, presenta un progetto artistico che ha accompagnato la
realizzazione del termovalorizzatore in ogni sua fase. Carlo Valsecchi,
artista fotografo tra i più interessanti e innovativi della
scena nazionale, interpreta la complessità dell'industria e
del
mondo delle macchine, producendo opere fotografiche che non documentano
gli oggetti, ma producono un senso quasi metafisico dell'immagine
attraverso una ricerca radicale e sperimentale sulla luce e sullo
spazio. Valsecchi ha esposto i suoi lavori in numerose mostre in Italia
e all'estero (Biennale di Architettura e Fondazione Peggy Guggenheim,
Venezia; Istituto Italiano di Cultura, New York;, Galerie 213, Parigi;
Studio Casoli, Milano; Chapelle du Rham, Lussemburgo).
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Dalla rivista L’informatore del recupero
news
Meno rifiuti più energia
I
termovalorizzatori
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Marzo 2005: In Italia il sistema dello smaltimento
dei rifiuti è stato dominato fino a qualche anno fa dalle
discariche, comunque
in esse ancora ai nostri giorni vengono smaltiti circa il 70% dei
rifiuti.
Le discariche hanno però un
tempo di vita che è determinato dalla capienza ed
una post gestione che dura
molti anni, quindi il loro impatto ambientale è notevole. La
nascita e lo
sviluppo della termovalorizzazione oggi non può
prescindere dalla raccolta
differenziata. Eppure un grande passo avanti rispetto alle discariche
si può e
si dove compiere. In Europa, anche se la discarica resta ancora una
opzione rilevante,
la termovalorizzazione per paesi come la Danimarca,
l’Olanda e la Svizzera è
pari al 10-15%
del totale del rifiuti smaltiti. In Germania, Svezia, Austria
o Francia la termovalorizzazione
raggiunge quote rilevanti di trattamento dei rifiuti al pari di
importanti
percentuali di riciclaggio e compostaggio, a dimostrazione del fatto
che questi
sistemi possono coesistere. In Europa sono attivi circa 300 impianti di
incenerimento.
Certo alla base di una più corretta gestione
ambientale deve sicuramente
collocarsi la minor produzione di rifiuti, o comunque la progettazione
di
prodotti facilmente riciclabili, però non sì
può prescindere dalla collocazione
ultima di qualsiasi bene. Da un censimento di Federambiente si
sono
identificati in Italia 63 impianti di cui solo 40 funzionanti ma solo
pochi
adibiti a produzione di energia, si stima che la produzione di energia
elettrica
possa aggirarsi intorno ai 200-300 Kwh/tonn. Il percorso è
quindi ancora lungo
per raggiungere una media europea abbastanza elevata, non solo
è necessario comunque
intervenire sulle strutture più obsolete per adeguarle
mentre per le nuove è indispensabile
valutare attentamente tecnologie adottate per tutelare la
salute pubblica e
preservare l’ambiente.
Attualmente le tecnologie di
incenerimento sono costituite da: forni a
griglia, a tamburo rotante, a
letto fluido, sistemi di pirolisi e gassificazione e sistemi al plasma.
L’incenerimento consiste nello smaltimento di rifiuti
finalizzato alla distruzione
di tutte le frazioni combustibili con una riduzione finale sia della
massa
che del volume. La co-combustione invece è finalizzato alla
produzione di energia
termica o elettrica tramite l’impiego di
combustibili fossili.
Il forno a griglia mobile rappresenta
oggi la soluzione più consolidata nella termovalorizzazione
di
RSU con recupero
energetico. Il rifiuto viene immesso mediante tramoggia nella parte
più alta
della griglia e viene spinto verso i gradini inferiori della griglia.
L’aria di
combustione viene introdotta dalla porte inferiore della griglia e
nella camera
di combustione. Gli impianti di questo tipo possono produrre per ogni
tonnellata di rifiuti 450KWh di energia elettrica. Le sostanze tossiche
che si
formano all’interno del combustore vengono distrutte durante
il
processo al 99,9 %. I fumi prodotti entrano nella caldaia dove cedono
il proprio calore
trasformando l’acqua in vapore.
All’uscita della caldaia i fumi
che si sono raffreddati vengono immessi in un circuito di depurazione
che
consente la separazione e captazione delle diverse sostanze inquinanti.
Dalla combustione dei rifiuti
restano delle scorie e delle ceneri. Le scorie se
opportunamente rese inerti
vengono utilizzate in alcuni Paesi come materiale da
costruzione, altrimenti
vengono trasformate in discarica. Si può quindi affermare
che il modello di
inceneritore preso in considerazione oltre che ridurre la
qualità di rifiuti in
massa e volume produce una certa quantità di energia che
può essere ri-immessa
sul mercato. La più grande critica mossa ai
termovalorizzatori è quella
dell’inquinamento dell’aria, prevalentemente
mediante la fuoriuscita di sostanze
tossiche come ad esempio la diossina. Però prendendo in
esame alcune tecnologie
già ampiamente utilizzate e monitorate si può
verificare quanto le emissioni in
atmosfera siano assolutamente
insignificanti.
Le prestazioni ambientali del termovalorizzatore
ITR NOY della REA di Dalmine (BG), ha un particolare trattamento dei
fumi, completamente
a secco e basato sull’impiego di chemicals che possono essere
recuperati. Il
sistema di trattamento dei fumi avviene in 5 fasi successive:
1.elettrofiltro a 3 campi con sistemi di alimentazione ad alta tensione
indipendenti, per la separazione delle ceneri volanti; 2.
reattore con iniezione
di bicarbonato di sodio per l’abbattimento degli acidi ed il
parziale
abbattimento degli NOX; 3. reattore con iniezione
di carboni attivi per
l’abbattimento delle diossine e dei metalli pesanti; 4.
filtro a maniche, per
la separazione dei residui finali, essenzialmente costituiti dai sali
di reazione
e dai carboni attivi; 5. reattore Catalitico Selettivo (SCR), con
iniezione di
una soluzione ammoniacale per l’abbattimento finale degli
NOX. In questo
reattore si realizzano contemporaneamente anche l’ultimo
stadio di abbattimento
delle diossine dei furani e dei PCB.
Questo per dimostrare che costruire impianti che non siano dannosi per
l’uomo
ma sicuramente utili per risolvere un problema come quello dello
smaltimento
dei rifiuti è possibile. Certo sono indispensabili
importanti investimenti
nella ricerca costante delle migliori tecnologie che siano a supporto
della
migliore qualità ed efficienza di questi impianti.
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Da
Il Secolo XIX
di
Stelio Munari professore emerito di chimica industriale
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CARO
BEPPE GRILLO, SULL’INCENERITORE IL DISINFORMATO E’
LEI
Genova, 27/06/2006
Essere chiamato, da tecnico, a rispondere a
valutazioni tutt’altro che tecniche
sull’inceneritore che dovrebbe essere
realizzato a Genova è sicuramente molto difficile.
E’ difficile in quanto
spiegare semplicemente cose complicate è un compito ingrato
che non può essere
certamente svolto in poche righe. Difficile anche perchè la
capacità mediatica
di Beppe Grillo è sicuramente maggiore della mia. Mi
limiterò pertanto a
toccare alcuni dei punti salienti dell’intervento di Grillo,
ieri su Secolo
XIX, cercando, per quanto possibile, di non essere pedante
né noioso. In prima
battuta mi sia concesso rilevare che, benché io abbia
qualche anno in più di
Grillo, le posizioni da “vecchio rintronato
ultrasettantenne” mi paiono proprio
le sue. Riconosco del mugugno tipico del “vecchio”,
l’incapacità di discernere
tra mito e realtà, tra il sentito dire e i fatti reali.
Insomma l’impossibilità
di convivere con un mondo, e delle necessità, che sono in
lenta ma continua
evoluzione.
Il problema della gestione dei rifiuti non è
nuovo. Uno dei motivi che ha permesso a Roma di diventare,
più di duemila anni
fa, il centro del mondo, è stato quello della corretta
gestione di rifiuti che,
ai tempi, erano sostanzialmente costituiti dalle deiezioni (la
“merda” tanto
cara a Grillo).
L’aumento della popolazione nel mondo e la
necessità di convivere in spazi sempre più
ristretti, e la prospettiva che
entrambe le cose vadano sempre a peggiorare, obbligano a gestire in
maniera
oculata risorse e residui. E per fare questo non basta semplicemente
dire “no”
a tutto. Sicuramente una proposta interessante, per ridurre il
quantitativo di
rifiuti umidi in circolazione, potrebbe essere ripreso dai nostri avi:
l’autorità potrebbe obbligare ogni condominio a
tenere almeno un maiale, da
alimentare con gli scarti della mensa (facendo attenzione di separare
plastica,
metalli, vetri e ceramica dall’alimento).In questa maniera
otterremmo meno
camion di spazzatura in giro (quindi meno inquinamento), e allo stesso
tempo
qualcosa da mettere sotto i denti nelle riunioni condominiali (risolto
il
problema della suddivisione del maiale). Chiaramente questa soluzione
presenta
alcuni piccoli problemi, ma almeno, a differenza delle affermazioni di
Grillo,
è alternativa e propositiva.
Concordo con Grillo sul fatto che una migliore
gestione del ciclo dei prodotti-residui sia un obiettivo sacrosanto, e
non
smetterò mai di arrabbiarmi quando, al supermercato, mi
accorgo che il costo
dell’imballo spesso è superiore al valore della
merce contenuta. Ma rimane il
fatto che alla fine del ciclo vitale dei prodotti essi necessariamente
diventano, rifiuti (o residui). Dimenticare questo vuol dire non aver
capito
che in natura, e non solo, si nasce, si vive e si muore.
La visione disneyana di Grillo per cui in “natura
(il rifiuto) non esiste” è sicuramente infantile,
con tutto il rispetto per i
bambini, e contrasta con i fondamenti della termodinamica che
– come
ricorderanno tutti coloro che con la scienza hanno avuto a che fare
almeno a
scuola – dice che “l’entropia
dell’universo aumenta sempre”. In altre parole, se
con due uova posso fare una frittata (e ho come residuo dei gusci), da
una
frittata non posso rifare due uova.
La gestione dei gusci è quello che tocca fare per
evirate che questi si accumulino fuori della finestra della nostra
comune
cucina, né si può chiedere alle galline di fare
uova senza guscio, anche perché
poi sarebbe molto difficile il loro trasporto.
Infatti le modalità di imballaggio, in natura e
nella distribuzione dei beni, spesso privano dall’esigenza di
garantire
l’igiene del contenuto, e allo stesso tempo fare in modo che
la “frittata” non
si produca prima del tempo, perché se un uovo si rompe non
si buttano via solo
i gusci ma tutto l’uovo.
Parlando dell’inceneritore, che nella versione
“moderna” si chiama, con termini politicamente
corretto termovalorizzatore,
esso permette di recuperare energia dai rifiuti, ridurre il volume dei
residui
(ceneri e materiali incombusti) nonché
stabilizzare-sanitizzare quel coacervo
di porcherie che è la “rumenta” non
trattata.
Chiunque abbia visto una discarica di “rumenta”,
dal Canada alle Filippine, sa di che cosa stiamo parlando: puzza,
colaticci (il
famigerato percolato) contaminazione dei terreni e delle falde. Senza
andare
così lontano, basta ricordare l’annosa e triste
vicenda dalla discarica di
Scarpino e del torrente Chiaravagna.
Una discarica di ceneri di inceneritore è invece
10 volte più piccola, o la sua durata è 10 volte
più lunga. Non produce
percolato né puzza e, quando realizzata secondo la buona
tecnica, non
pregiudica né aria, né acqua, né suolo.
Ma ritorniamo all’incenerimento dei rifiuti. E’
necessario rimarcare che Grillo ha detto una cosa inesatta quando ha
affermato
che l’inceneritore che sarà realizzato
è una cosa tecnologicamente vecchia non
producendo né energia né calore. Questo non
è vero, ed è addirittura un obbligo
di legge che tutti gli impianti di termovalorizzazione assicurino il
recupero
energetico.
In questo specifico impianto, per effetto della
combustione dei rifiuti, verrà generata tanta energia da
permettere di
risparmiare l’equivalente di circa 70.000 tonnellate anno di
petrolio, e con i
tempi che corrono non mi pare poco.
La distribuzione di calore, a differenza di quanto
avviene a Brescia o a Milano, è complessa in quanto, dopo 30
anni di balletti,
l’unica localizzazione dell’impianto –
per buona pace di tutti quelli che a
Genova del mugugno hanno fatto un arte – è stata
Scarpino, dove chiaramente non
c’è nessuno che si può lamentare. Per
converso, non è semplice fornire calore
proprio a causa della distanza e del dislivello da eventuali
utilizzatori.
Riguardo al presunto superamento (da parte di che
cosa lo sa solo Grillo) della tecnologia di
“termovalorizzazione” per lo
smaltimento dei rifiuti, mi permetto di contraddire ancora il comico
genovese:
i Paesi più evoluti e più
“verdi” quali Svezia, Danimarca, Germania hanno
percentuali di rifiuti destinati all’incenerimento assai
superiori a quelle del
nostro Paese. Risulta, ad esempio, che la Germania,
nel 2005, su 24 milioni di tonnellate
di rifiuti da smaltire, ne ha incenerito circa 16 milioni, ovvero 2/3.
E ancora
che il ministero tedesco dell’Ambiente ritiene che, per il
2007 si avrà un
incremento di 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti inceneriti nel Paese.
Riguardo poi al problema delle “nanoparticelle”,
divenuto ultimamente assai di moda anche grazie a Grillo, voglio
ricordare
alcuni semplici concetti.
Sino dalla fine degli anni ’80 si è riconosciuto
che gli effetti sulla salute derivanti dalla inalazione di particelle
(polveri
e aerosoli) a dimensione nanometriche (inferiori a 0,1 micrometri) sono
influenzati dalle dimensioni degli stessi e che la tossicità
dei materiali
aumenta con il diminuire delle dimensioni delle particelle. Questo
perché le
nanoparticelle sono capaci di entrare nel flusso sanguigno attraverso
gli
alveoli polmonari e raggiungere anche zone del corpo remote dove
possono
fissarsi e recare danni. Quello che deve essere chiarito è
che le
nanoparticelle, come molti altri inquinanti, vengono generate in
qualunque
processo combustivo. Dal forno a legna al traffico veicolare (in
particolare
quello da motori diesel), dagli incendi boschivi ai processi
industriali quali
centrali termoelettriche, siderurgia, inceneritori ecc…
Nel caso particolare delle emissioni di
nanoparticelle assume rilevanza l’esigenza o meno di impianti
di abbattimento
delle emissioni. Tant’è che l’Epa (Ente
di protezione Ambientale americano) ha
messo in evidenza che il contributo più importante alle
emissioni di
nanoparticelle negli Usa è stato dato dalla combustione del
legno nei focolari
domestici. E questo non certo per il quantitativo del combustibile
adoperato,
perché durante queste combustioni le emissioni non subiscono
alcun trattamento,
a differenza di quanto avviene negli impianti industriali che
– chi più chi
meno – hanno sistemi di abbattimento delle polveri.
A corollario si ricorda che, sempre dalla fonte
Epa, si ricava che il contributo di nanoparticelle derivante dagli
impianti di
incenerimento rifiuti ha un peso di circa il 2% sul totale. Quindi,
sebbene sia
necessario porre attenzione al problema delle nanoparticelle, come
degli
inquinanti in genere, le affermazioni allarmistiche di Grillo non
aggiungono
niente di nuovo ai dati già noti sulla questione. Quanto
è stato fatto da
Grillo, forse involontariamente perché male informato,
è pura semplice
disinformazione e questo, per una comica legge del contrappasso,
è proprio quello
di cui Grillo accusa gli altri.
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Dal
L'Eco di Bergamo
del 9 Febbraio 2007 |
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FONTI
RINNOVABILI
I rifiuti? Da problema a risorsa
energetica. Colloquio con l’assessore provinciale
all’Ambiente Alessandra Salvi. Le priorità nel
nuovo Piano territoriale da varare: dalla raccolta differenziata allo
smaltimento.
Oggi l’ambiente e le problematiche connesse sono sempre in
primo piano. I rifiuti, in particolare, da problema possono diventare
una risorsa. A questo proposito abbiamo sentito l’assessore
provinciale all’Ambiente Alessandra Salvi.
Quali
sono le priorità rispetto al comparto
«rifiuti» che la Provincia attraverso il suo
assessorato ha individuato?
Punta a stabilizzare e ridurre la produzione dei rifiuti urbani e dei
rifiuti speciali, a incrementare la raccolta differenziata (sia sotto
l’aspetto quantitativo che qualitativo), a incentivare il
recupero di materia ed energia dai rifiuti e ridurre
l’utilizzo della discarica.
Come
intende raggiungere questi obiettivi?
Lo strumento attraverso cui raggiungere tali obiettivi è il
redigendo Nuovo Piano Provinciale di gestione rifiuti che, per la prima
volta, riguarderà oltre ai rifiuti urbani, anche i rifiuti
speciali. In particolare il nuovo Piano conterrà: la stima
della produzione dei rifiuti e dei flussi da avviare a recupero e
smaltimento; gli obiettivi di contenimento della produzione dei rifiuti
e di raccolta differenziata, gli obiettivi di recupero e di riduzione
del conferimento in discarica; il censimento degli impianti esistenti e
l’individuazione delle necessità impiantistiche di
completamento, nonché l’individuazione
dell’offerta di recupero e smaltimento da parte del sistema
industriale per i rifiuti urbani e speciali. Il piano si
occuperà anche della individuazione delle aree non idonee
alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento e delle
stime dei costi delle operazioni di recupero e smaltimento di rifiuti
urbani e speciali. Il piano sarà peraltro accompagnato da
una Valutazione Ambientale.
Tenendo
conto che il Piano provinciale di gestione rifiuti è in
corso di predisposizione, quali valutazioni si possono fare riguardo
alla gestione dei rifiuti finora attuata nella Bergamasca in questi
ultimi 5 anni?
Il sistema integrato di impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti
urbani che si è affermato in questi anni è in
grado di soddisfare adeguatamente le esigenze provinciali e dispone di
una potenzialità residua sufficiente a garantire anche
funzioni di soccorso ad altre Province. La raccolta differenziata ha
ormai raggiunto valori prossimi al 50% con avvio della frazione umida
agli impianti di compostaggio e delle rimanenti frazioni (carta, vetro,
plastica, metalli, ecc.) a consolidati e specifici canali di recupero.
Il rimanente 50%, costituito dalla frazione residuale di rifiuti urbani
indifferenziati, si ripartisce tra l’impianto ASM di Bergamo
(circa il 30% della frazione) e l’impianto REA di Dalmine
(circa il 70% della frazione). Si opera così la
valorizzazione energetica dei rifiuti che non si prestano ad essere
recuperati come materia.
Come
valuta il ricorso alla termodistruzione quale forma di smaltimento dei
rifiuti urbani?
La termodistruzione rappresenta la soluzione ottimale per lo
smaltimento della frazione residuale indifferenziata dei rifiuti urbani
non suscettibili di recupero come materia. Il ricorso
all’inceneritore deve pertanto avvenire nel contesto di un
sistema integrato che preveda anche altre opzioni impiantistiche, quali
gli impianti di riciclo e compostaggio. Fatta questa premessa, nello
specifico la termodistruzione consente di ridurre notevolmente la
quantità dei rifiuti avviati a discarica le scorie di
incenerimento rappresentano infatti meno del 20% del rifiuto avviato a
termodistruzione. Anche le tariffe di smaltimento risultano
competitive. Nel caso poi della realtà bergamasca ulteriori
benefici sul piano tariffario sono stati conseguiti grazie
all’azione svolta dalla Provincia di Bergamo sul fronte del
contenimento dei costi di smaltimento delle scorie. Inoltre la
convenzione siglata con REA permette alla Provincia di introitare
fondi, da destinare ad interventi nel campo della tutela e
riqualificazione ambientale, associati ai conferimenti di rifiuti
urbani di provenienza extraprovinciale. La termodistruzione presenta
infine la rilevante opportunità del recupero di calore e di
energia da fonti rinnovabili, aspetto non secondario nel contesto delle
attuali politiche volte alla riduzione dalla dipendenza energetica dai
combustibili convenzionali.
E
l’impatto ambientale?
Gli impianti di ultima generazione adottano tecnologie complesse in
grado di offrire adeguate garanzie di sicurezza sia dal punto di vista
del processo sia da quello del controllo e riduzione delle emissioni.
Presentano inoltre apprezzabili performance di rendimento energetico e
di trattamento degli inquinanti. Gli impianti, come anche quello di
Dalmine, sono dotati di sistemi di monitoraggio in continuo sia a
livello delle emissioni al camino che della ricaduta a terra,
quest’ultima monitorata da apposite centraline per il
controllo della qualità dell’aria dislocate sul
territorio.
CON IL
TERMOVALORIZZATORE DI NUOVA GENERAZIONE DAI RIFIUTI ECCO
L’ENERGIA ELETTRICA «PULITA»
REA (Rifiuti, Energia, Ambiente) Dalmine gestice in Dalmine
l’impianto ITR NOY 400 per la valorizzazione energetica dei
rifiuti. Con un termovalorizzatore di ultima generazione utilizza la
combustione per trasformare l’energia calorica della
spazzatura in energia elettrica. In assoluta sicurezza per la salute
ambientale e con un vantaggio economico per tutta la
comunità. REA Dalmine nasce con autorizzazione nel 1998 e
nel 1999 inizia il cantiere. Già nel settembre 2001 viene
bruciato il primo chilogrammo di rifiuti per prova e a gennaio e
febbraio 2002 l’impianto raggiunge le caratteristiche per le
quali era stato autorizzato. Sempre nel 2002, ad aprile, ecco il
collaudo autorizzato senza prescrizioni. Oggi
l’attività è ottimizzata con oltre 8200
ore annue di produzione con garanzia assoluta per la cittadinanza. La
REA Dalmine conta 40 addetti, serve oltre 200 Comuni in provincia di
Bergamo, la media annua di rifiuti impiegati si aggira intorno alle 150
mila tonnellate; cede alla rete elettrica nazionale una media annua di
110 milioni di KW/h. Il bacino d’utenza va oltre i 600 mila
abitanti e copre il fabbisogno energetico domestico annuale di oltre
120 mila persone. Con 1.25 kg di rifiuti si produce 1 KW di energia.
I VALORI DEGLI
INQUINANTI NEI FUMI IN
USCITA SONO LARGAMENTE INFERIORI AI RESTRITTIVI PARAMETRI UE
ELEMENTI
NORMATIVA
VALORI IMPIANTO
% INQUINANTI
RILEVATI
VIGENTE
UE
IN ESERCIZIO
EMESSI RISPETTO
(2006/76/CE)
SU BASE ANNUA
ALLA NORMATIVA
HCI (Acido cloridrico)
10
0,25
- 97,50 %
HF (Acido Fluoridrico)
1
0,02
- 98,00 %
SO2 (Biossido di Zolfo)
50
0,45
- 99,10 %
CO (Monossido di Carbonio)
50
4,65
- 90,70 %
NOx (Ossidi di azoto)
200
39
- 80,50 %
Polveri totali
10
0,6
-
94,00 %
NH3 (Ammoniaca)
20
0,9967
- 95,02 %
Hg (Mercurio)
0,05
< 0,00091
- 98,18 %
Cd+TI (Cadmio + Tallio)
0,05
< 0,0029
- 94,20 %
Zn (Zinco)
5
< 0,0017
- 99,97 %
Metalli pesanti
0,5
< 0,0126
- 97,30 %
IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) 0,01
< 0,00085
- 91,05 %
PCB (Policlorobifenili)
0,1
< 0,0016
- 98,40 %
Diossine+Furani
0,1
< 0,00196
- 98,00 %
Valori espressi
in mg/Nm3. Per diossine
e Furani i valori sono espressi in ng TEQ/Nm3
Fonte:
Dati impianto REA Dalmine
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dal sito
Corriere Canadese.com
Articolo
pubblicato il 29/03/2007
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Inceneritori,
la scommessa di McGuinty
«Sperimentare la nuova
tecnologia»
Il
premier
dell'Ontario Dalton McGuinty chiede alla Provincia di assumere un ruolo
di avanguardia nelle iniziative per risolvere il grosso problema delle
immondizie ed include l'uso degli inceneritori nella lista delle
possibili soluzioni.
Il premier ha avanzato questa ipotesi nonostante le critiche di alcune
organizzazioni di ambientalisti che ritengono tale tecnologia costosa e
pericolosa.
Al fine di facilitare l'uso, almeno a livello sperimentale di questa
nuova tecnologia, il premier ha detto ieri che il suo governo
autorizzerà le municipalità ad accelerare i tempi
di
attuazione di progetti pilota che prevedono l'uso di inceneritori. Al
momento attuale, infatti, c'è un lungo iter burocratico da
seguire per rispettare alcune norme ambientali imposte proprio dalla
Provincia.
Parlando ieri a Queen's Park, il premier ha comunque garantito che
tutta la normativa che regola le emissioni inquinanti ed i relativi
limiti «verranno scrupolosamente rispettati».
McGuinty ha detto che è necessario sperimentare qualsiasi
tecnologia utile a risolvere tale serio problema e soprattutto non
perdere la possibilità di creare nuovi posti di lavoro
attraverso gli investimenti di aziende europee di Germania, Svezia,
Italia e Austria.
Sperimentare queste nuove tecnologie, ha detto il premier, darebbe alle
municipalità più opzioni per affrontare e
risolvere il
problema dei rifiuti solidi urbani e industriali.
Di diverso avviso il critico per l'ambiente dell'Ndp Peter Tabuns, il
quale ha detto che si tratta di una tecnologia molto costosa e che ci
si dovrebbe invece concentrare sul riciclaggio, più che
sugli
inceneritori: «Quando si bruciano le immondizie - ha detto
Tabuns
- si crea il 33 percento in più di diossido di carbonio di
quando si brucia il carbone». Ha aggiunto inoltre che il
programma per l'ambiente delle Nazioni Unite rileva che il 60 percento
della diossina proviene dall'incenerimento delle immondizie».
Tabuns ha detto che «il premier è più
interessato a
risolvere a tutti i costi un problema più che a pensare alle
conseguenze del cambiamento climatico».
Tale posizione è comunque contestata dai tecnici soprattutto
europei che parlano di vantaggi ovvi e di rischi minimi.
Il riciclaggio, si precisa, non è sempre possibile e quindi
solo
in quei casi si passa agli inceneritori. Inoltre si sottolinea che gli
inceneritori producono energia elettrica pulita che serve a soddisfare
le necessità di tutti gli abitanti della zona. La riduzione
dell'energia elettrica tradizionale, si precisa, porta vantaggi
all'economia, all'ecologia ed anche ad un risparmio per gli abitanti
della zona che otterrebbero energia elettrica a prezzi ridotti.
Il premier, da parte sua, ha detto ieri che il suo governo è
consapevole delle preoccupazioni degli ambientalisti, ma nello stesso
tempo è favorevole «ad andare avanti con
esperimenti
limitati e con regole precise. In queste condizioni tutto sarebbe
più semplice e sicuro».
A questo proposito ha fatto l'esempio di un progetto-pilota
già
esistente nella zona di Ottawa dove dall'incenerimento dell'immondizia
viene prodotto gas usato poi per creare energia pulita:
«Questo
gas - ha detto il premier - è risultato essere
più pulito
del gas naturale e quindi vi sono ovvi vantaggi per
l'ambiente».
In particolare vi sono meno emissioni inquinanti che provocano
l'effetto serra e ritengo quindi necessario fare degli esperimenti
simili in tutta la Provincia dell'Ontario».
McGuinty non ha voluto parlare nel dettaglio sulle emissioni che
generano gli inceneritori sottolineando più volte che
«tutte le regole previste in materia di inquinamento devono
essere rispettate e quindi credo che sia il caso che si facciano degli
esperimenti in questo settore».
Come è noto un gruppo di giornalisti canadesi si
è recato
recentemente in Italia per visitare alcuni inceneritori che si trovano
in Lombardia. In particolare uno nella città di Dalmine che
gestisce la distruzione dell'immondizia della città di
Bergamo.
Tale inceneritore si trova a circa mezzo chilometro dal centro abitato,
non emette alcun odore particolare e non sembrano esserci proteste da
parte della popolazione che, tra l'altro, beneficia di prezzi
notevolmente ridotti per l'uso dell'energia elettrica prodotta proprio
dall'inceneritore che si trova nella loro zona.
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| (da
l’Eco di Bergamo 12/04/2007) |
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RIFIUTI NON BERGAMASCHI LA
PROVINCIA INCASSA
Accordo
con la Rea: a via Tasso cinque euro ogni tonnellata
Le
tariffe per i Comuni orobici sono inferiori a quelle del ’98
Dalmine I rifiuti sono anche una fonte economica non irrilevante. In
particolare per il Comune di Dalmine, che sta ridefinendo i suoi
accordi (anche monetari) con la società Rea spa proprietaria
del
termovalorizzatore, ma pure per la Provincia di Bergamo. A cinque anni
dal collaudo del termovalorizzatore di Dalmine e a tre anni
dall’approvazione della nuova legge regionale che garantisce
la
libera circolazione di rifiuti su tutto il territorio lombardo, via
Tasso ha infatti siglato con Rea una nuova convenzione: la Provincia,
in base all’accordo raggiunto negli ultimi mesi del 2006 con
la
società, incasserà circa 5 euro per ogni
tonnellata di
rifiuti smaltita a Dalmine e proveniente da Comuni non bergamaschi.
Stando alle stime dell’anno scorso il termovalorizzatore
della
Rea ha bruciato 39.171 tonnellate di rifiuti non bergamaschi, che se
venissero confermate nel 2007 rappresenterebbero per la Provincia un
incasso di circa 200 mila euro.
UN
IMPIANTO RISOLUTORE
L’Itr Noy 400 di Rea Spa (società del gruppo Green
holding) è un inceneritore del quale tesse le lodi
l’assessore provinciale Alessandra Salvi: «Negli
anni
’90 il problema rifiuti aveva rischiato di travolgere anche
la
Bergamasca. Alcuni quantitativi bergamaschi erano addirittura stati
spediti in Svizzera. Si trattava degli anni seguenti la chiusura di
alcune importanti discariche e le difficoltà erano davvero
molte, tanto che alcuni rifiuti si ammassavano anche lungo le strade.
Il termovalorizzatore della Rea, che ha affiancato a partire dal 2001
quello della Bas, ha risolto molti problemi. Oggi si tratta
dell’impianto di smaltimento di punta per il nostro
territorio e
due convenzioni tra la Provincia e la società hanno permesso
di
contenere la tariffa di smaltimento che i Comuni o le
società
municipalizzate pagano quando portano il carico di rifiuti
all’inceneritore ». «Inoltre nel 2006 -
prosegue
l’assessore - abbiamo anche inquadrato al meglio la questione
dei
rifiuti che provengono da fuori provincia: la legge regionale 26 del
2003 garantisce infatti che, tramite accordi tra Province diverse, un
impianto possa smaltire quantitativi non prodotti nel territorio di
riferimento. In una nuova convenzione la Rea si è quindi
impegnata a corrispondere a via Tasso proventi (definiti tecnicamente
royalties, ndr) di circa 5 euro per ogni tonnellata non bergamasca
smaltita nell’impianto di Dalmine». Tonnellate di
rifiuti
Complessivamente nel 2006 l’Itr Noy 400 ha bruciato 115.400
tonnellate di rifiuti solidi urbani (i sacchi di indifferenziata che i
cittadini lasciano fuori casa) provenienti da ben 207 Comuni
bergamaschi: tutti a parte Bergamo, 23 municipi
dell’hinterland
(che fanno riferimento all’impianto dell’Asm),
quattro
della Valle di Scalve e dieci dell’Alto Sebino (che bruciano
nel
termoutilizzatore di Brescia dell’Asm). Altri rifiuti sono
invece
arrivati da Varese (23.600 tonnellate), Sondrio (14.321) e Lecco
(1.250) tramite accordi perfezionati già nel 2005:
complessivamente 39.171 tonnellate di rifiuti non orobici provenienti
da realtà che non possono vantare impianti in grado di
garantire
l’autosufficienza del ciclo dei rifiuti. Ed è su
tale
quantitativo che via Tasso ha voluto mettere le cose in chiaro,
sottoscrivendo accordi con le altre Province e fissando una sorta di
diritto economico che Rea dovrà erogare: 5 euro a
tonnellata,
che già dal 2007 dovrebbero assicurare alla Provincia di
Bergamo
un’entrata di 195.855 euro.
TARIFFE
AI COMUNI
«Riteniamo opportuno – aggiunge
l’assessore Salvi
– che l’istituzione di riferimento per il ciclo dei
rifiuti, cioè la Provincia, possa vedersi riconosciuta una
quota
da parte di Rea, che di fatto deriva dai maggiori introiti dovuti agli
accordi con altre Province non autosufficienti. Abbiamo portato a
termine questo accordo in un quadro molto positivo: quella di Bergamo,
anche grazie a Rea, è una delle situazioni migliori in
Lombardia, e non dimentichiamo che negli anni è stata anche
ridotta la tariffa di smaltimento che i Comuni pagano
all’impianto nel momento in cui conferiscono i loro rifiuti
». Nel 1998, la convenzione siglata con Rea da parte
dell’allora Amministrazione provinciale leghista di Giovanni
Cappelluzzo prevedeva un costo per i Comuni di 195 lire per ogni chilo
di rifiuti smaltito: un prezzo che andava a incidere sulla tassa o la
tariffa per la nettezza urbana che ogni cittadino pagava al proprio
ente locale. «Nel 2001 – commenta il dirigente del
settore
Ambiente di via Tasso, Claudio Confalonieri – la nuova
convenzione tra Provincia e Rea aveva abbassato la tariffa per i Comuni
fino a 147,8 lire. Negli anni successivi quel valore è stato
soggetto a un adeguamento a causa di due variabili: da un lato
l’inflazione e dall’altro l’incidenza del
costo di
smaltimento delle ceneri e delle scorie che l’inceneritore
espelle al termine del ciclo di termoutilizzazione. Attualmente la
tariffa per i Comuni si è stabilizzata a 0,0816 euro, circa
158
lire per ogni chilo di rifiuti. Si è comunque mantenuta una
netta diminuzione rispetto al costo previsto dalla prima convenzione
del 1998». Dalla Rea spa, che in cinque anni ha di fatto
«scalato» la Bergamasca siglando accordi con il 70
per
cento delle realtà presenti sul territorio, non arrivano
commenti. Solo una conferma della «massima collaborazione con
l’istituzione di riferimento ». Armando Di Landro
VI
FANNO CAPO 207 PAESI OROBICI
La REA SPA è una Società a capitale privato nata
nel 1996
su iniziativa della NoyVallesina Engineering spa, del gruppo Radici.
NoyVallesina è tuttora depositaria di tutte le competenze
tecniche e delle soluzioni progettuali adottate per la realizzazione
dell’inceneritore Itr Noy 400 di Dalmine, e nel 2001
è
stata rilevata unitamente a Rea dal gruppo Green Holding, che vanta una
lunga esperienza nel settore di trattamento dei rifiuti.
L’impianto di Dalmine è stato realizzato nel 1998
con
l’appoggio politico delle allora amministrazioni comunale e
provinciale e con un’autorizzazione diretta della Regione.
Nel
1999 si avviano i cantieri, nel settembre del 2001 Itr Noy 400 brucia
il primo chilogrammo di rifiuti. Il ciclo di smaltimento funziona oggi
per 8 mila e 200 ore all’anno (quasi 342 giorni senza
interruzioni) e comporta la termovalorizzazione di circa 150 mila
tonnellate di rifiuti. La Rea è diventata punto di
riferimento
per 207 Comuni bergamaschi, che pagano una tariffa di smaltimento di
0,0816 euro per ogni chilo di rifiuti bruciato. Ai 207 enti locali
orobici si sono unite negli ultimi due anni diverse realtà
delle
province di Lecco, Sondrio e Varese. Ma REA è acronimo di
Rifiuti energia e ambiente, e l’energia non manca: tramite la
termodistruzione, infatti, la società produce circa 110
milioni
di kilowatt ora elettrici ogni anno che vengono ceduti alla rete
elettrica nazionale, corrispondenti al fabbisogno domestico medio di
120 mila persone.
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